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20 luglio 2008

Canyon du Verdon - Provenza parte seconda

Domenica 20 luglio 2008

Il tour de France passa di qui, ma noi lo precediamo. IL Navigatore ci fa abbandonare la strada sicura ben segnata sulla cartina per una scorciatoia secondaria che si inerpica tra i monti. La seguiamo fiduciosi, al mattino si è più ottimisti. La strada è deserta, ripida e stretta, ma in cima ci accoglie il nostro primo emozionante campo viola di lavanda. Non c'è nessuno, scendo dalla macchina a fotografare e raccolgo delle spighe sul ciglio della strada. Questo profumo sarà un'altra costante del viaggio. La strada prosegue tra altri campi: ho gli occhi pieni di viola.


Poi scendiamo fino a Moustiers Sainte Marie che è un paese graziosissimo arrampicato sulle rocce come un presepio, caratterizzato da una stella appesa con una catena tra due speroni rocciosi. Il paese si percorre in macchina in una sola direzione: si entra da una rotonda e si esce da un'altra, tutto il resto è pedonale ed è tutto un pullulare di botteghe di ceramiche (La Faience), spezie, tessuti e lavanda in tutte le salse.


L'hotel Le Relais si incontra subito (eccolo qui sopra!), ma il parcheggio, effettivamente gratuito, come recita la guida, è lontano, sopra il paese. Tra l'altro è domenica e c'è un sacco di gente e di traffico. Lasciamo le valigie al volo nella hall, tanto la camera non è pronta prima di due ore e giriamo in tondo per parcheggiare. Un posto fortuito si trova e questo ci consente un primo giro per il paese. Vabbè i negozietti, ma non c'è un quadratino di erba per Indi che, nonostante i sacchetti anticacca al seguito, si rifiuta di sporcare sull'acciottolato. Ci sarebbe la via Crucis verso la chiesetta in alto, ma non ne possiamo più di vie crucis. Basta, riprendiamo l'auto faticosamente parcheggiata e ci spingiamo avanti verso la strada per Castellane. Ci troviamo sulla rive droite del Canyon du Verdon e da qui abbiamo il primo stupendo scorcio sulla gola (che inizia verso Castellane) e sul Lac de Saint Croix dove il torrente sfocia alla fine della gola.


Proseguiamo fino a La Palud sur Verdon, minuscolo paese su un ampio altipiano dove troviamo l'albergo dei nostri sogni, immerso in una tranquilla e spaziosa oasi verde. Si chiama Le Panoramic, come il druido di Asterix, e qui prenotiamo una camera da martedì a giovedì prossimi. Berna decide per la camera con terrazza e che crepi l'avarizia. Torniamo soddisfatti a Moustiers, riparcheggiamo, prendiamo possesso della camera, rifacciamo il giro delle botteghe, ci procuriamo le mappe del Verdon, progettiamo le passeggiate per domani e alla fine ceniamo a base di pesce al ristorantino Etoile de Mar. A parte il chilometro per la passeggiatina serale di Indi, va tutto bene.

Lunedì 21 luglio 2008

Con un panino composto al buffet della prima colazione nello zainetto, andiamo verso il lago attraversando il ponte di Galetas (quello che si vede in foto) che ci porta sulla rive gauche. Il paese di riferimento è Aiguines: gli abitanti erano un tempo dei tornitori di legno di bosso con cui fabbricavano le bocce, poi un qualche editto vietò loro di tagliare i bossi e gli aiguinesi impararono a scendere giù per il canyon alla ricerca del loro legno. Il territorio di Aiguines è stato in gran parte sommerso dal lago artificiale, insieme al vecchio ponte sostituito poi da quello di Galetas.

Partiamo per la panoramica Corniche Sublime: secondo la guida dovremmo trovare un sentiero verso il Col d'Illoire e da quelle parti effettivamente qualcosa si inerpica tra le roccette. Indicazioni non ce ne sono. Paolo è sospettosissimo, ma, a parte qualche passo esposto (come questo qui sotto), il sentierino scende tra cespugli che nascondono il baratro.


In realtà questo è un posto per amanti del brivido come i parapendisti. Incontriamo un gruppo di gente che si prepara al cosiddetto volo libero, cioè si lanciano urlando appesi con una carrucola ad una fune appesa tra due picchi. Tipo Cliffhanger. Pagano per questo.


Non proseguiamo perché dall'alto piovono sassi da un gruppo di scalatori pulcini organizzati con due o tre volenterosi istruttori che li calano in corda doppia a 2 cm/s. Urlano pure questi.


Torniamo alla macchina e scopriamo una nuova sosta poco più avanti, sul tornante. Il sentiero parte ameno in mezzo al bosco, ma si trasforma presto in un piano inclinato di quelli che popolano gli incubi di Paolo. Inoltre scende vertiginosamente verso valle sotto il sole a picco. Bè, si è fatta quell'ora e possiamo tornare al bosco ameno a mangiare il nostro panino. Stiamo collezionando inizi di sentieri.

Percorriamo in macchina tutta la Corniche Sublime, ricca di belvederi mozzafiato e ci prendiamo un caffè in una grandiosa terrazza panoramica sul canyon, all'Auberge des Cavaliers. Anche qui non possiamo farci mancare un pezzetto di sentiero, da aggiungere alla collezione, forse l'arrivo di quello che avevamo iniziato prima.

In cima alla Corniche ci attende il Tunnel du Fayet e il grandioso Pont de l'Artuby dove crediamo di passare dalla rive gauche alla droite e invece no perchè il ponte è per l'appunto sull'Artuby e non sul Verdon.


Il ponte è famoso per il salto con l'elastico, ma non riusciamo a vedere neanche un temerario. Dopo il ponte ci sono i Balcons de la Mescla cioè la confluenza del Verdon con l'Artuby.


Sulla strada del ritorno ci fermiamo a fare due passi a Aiguines (miele per Mauri e santon per Ines) e ci rilassiamo sulle rive del lago fino all'ora di cena. Indi ed io siamo felici di bagnarci i piedi.


La cena è un problema perchè a Moustiers quasi tutti i ristoranti e creperie chiudono di lunedì e ci tocca andare a quello più caro e anche in fretta se vogliamo trovare posto. Io scelgo una trota in bianco e Paolo una cosa orrenda che non avrebbe mangiato neanche Obelix: i pieds et paquets, cioè zampetti di montone arrotolati nella trippa. Persino la cameriera chiede più volte a Paolo se è sicuro di volere proprio quel piatto.

Intanto un uccellino cade dal nido e mamma uccella si preoccupa di imboccarlo. Tutti gli avventori partecipano al dramma e l'uccellino viene subito trasferito in un luogo più sicuro da dove peraltro zampetta allegramente fuori. Non siamo informati sul numero di gatti di Moustiers e non sapremo mai se l'uccellino se la sia cavata o meno. Altro chilometro per passeggiatina di Indi e a nanna. Domani ci attende Le Panoramic.

Martedì 22 luglio 2008

Change d'auberge. Lasciamo lo scomodo Relais per l'agognato Panoramic sulla Palud. Rotonda d'uscita da Moustiers in direzione Castellane e la strada della rive droite. Prima fermata per percorrere un sentierino nel bosco di 150 m che porta al belvere di Mayreste, il primo della giornata. Al Panoramic ci accolgono con grande gentilezza (la chiave che apre tutto e la piscina a disposizione). Scarichiamo il bagaglio e facciamo subito una passeggiatina nei prati con Indi.


Il programma per la giornata è seguire il sentiero che porta al ponte di Tusset che, a dire della guida, parte dal camping (con l'accento su ing) Cauvin. Prima però incontriamo il celebre Point Sublime, peccato che sia incredibilmente affollato e con nessuna possibilità di parcheggio. Si può solo prendere una bottiglia d'acqua e chiedere informazioni: fra un km, dopo il tornante, c'est facile! Invece al tornante c'è un bivio, da una parte un tunnel, dall'altra si scende. Scendiamo. Del camping (con l'accento su ing) nessuna traccia, ma ci troviamo nel meraviglioso Corridoio di Sansone (Couloir Samson), la porta delle gole con una scaletta che porta giù fino al Verdon. Lo faremo, ora dobbiamo cercare il famoso camping (con l'accento su ing): dovrebbe essere poco più su, ma non è segnalato e naturalmente lo saltiamo. Imbocchiamo il tunnel e continuiamo a scendere tra pareti rocciose finchè un ponte si trova. Non è il Tusset, cui si doveva arrivare a piedi, scendendo per 300 m, ma il ponte di Carajuan con gradevole spiaggetta dove Indi si bagna per la prima volta nella verde e veloce corrente del Verdon. Attraversiamo il ponte guardando i canotti di rafting che affrontano allegramente la corrente.


Al di là c'è un posto ameno, ma siamo attirati da un sentiero che porta verso Trigance (lontana) e verso un altro ponte che sembra abbordabile. Andiamo. Fa molto caldo e la strada è quasi tutta al sole, di piacevole c'è il vento e i cespugli di lavanda selvatica che profumano l'aria. Paolo viene punto a sangue da un arbustello spinoso, Indi cammina con mezzo metro di lingua fuori. Il sentiero si allontana dal Verdon e il ponte sembra una nuova bufala. Alla fine torniamo indietro, in fondo soddisfatti di aver camminato più di un'ora anche oggi. Indi fa strada, felice di tornare al posto ameno: vede il Verdon dall'alto e vorrebbe buttarsi a volo libero, poi, arrivati a destinazione, ci guarda con aria speranzosa. Noi naturalmente siamo felici di spaparanzarci all'ombra.

Io e Indi andiamo a bagnarci nonostante la corrente impetuosa. Siamo molto prudenti, eppure dopo un pò vediamo due teste che vengono allegramente trascinate a valle, incuranti del pericolo: le seguo preoccupata, ma mi accorgo che più giù c'è una secca dove i proprietari delle teste possono fermarsi, guadagnare l'altra riva, girare l'ansa del fiume e ricominciare la giostra. A parte l'acqua gelida, sembra anche divertente.

Mi sposto in un'ansa tranquilla con l'acqua bassa dove Indi impazzisce di gioia, corre e schizza tutti. Si fa l'ora di tornare. Il Point Sublime è sempre affollato, ma un buco lo troviamo. Camminando per una decina di minuti si arriva ad una balconata che domina il Corridoio Samson.


Ora però sono stanca e accaldata e pregusto un bagno in piscina, invece Paolo vuole fare la Route des Crêtes che inizia e finisce alla Palud. Vabbè, si va, ma tocca scendere ad ogni belvedere. Il primo è quello di Trescaire poi quello delle falesie da leggenda. L'Escalès è il paradiso dell'arrampicatore, probabilmente Lorenzo è sceso da quassù e solo al pensiero ho un brivido freddo.


Dal baratro senza fine compare una testa, poi un'altra dal nulla, forse hanno volato: qui le falesie si prendono dall'alto, prima ci si cala e poi si sale, naturalmente togliendo la corda e riposizionandola da primi, sennò che gusto c'è?


Intanto due ragazze si preparano a scendere con un chilo di moschettoni attaccati alla cintura. Sul terzo belvedere (il Dente d'Aïre) vediamo pure gli avvoltoi che volteggiano.


Ora però siamo veramente stanchi tutti e rimandiamo la fine del giro a domani. Alla base ci attende un refrigerante e rilassante bagno in piscina che mi fa sentire al colmo della beatitudine, in pace con il mondo.


Cena alla Palud con una fantastica crepe. Buonanotte.

Mercoledì 23 luglio 2008

Oggi giornata di mercato a Castellane: si va al mattino con il fresco e senza traffico, persino il Point Sublime ha il parcheggio libero. Castellane è la porta della gola custodita da una rocca quadrata calcarea con una chiesetta in cima. Questo è il punto da cui in effetti bisognerebbe iniziare a seguire il corso e la gola del Verdon, non dalla fine come abbiamo fatto noi. Al mercato compriamo tapenade verde e nera e anchoiade.


Nei vicoli accanto acquisto un metro e mezzo di tovaglia color lavanda e una megaborsa azzurro-provenza che potrà contenere asciugamani, ombrellone e sedie a sdraio. Ci tentano anche le scarpette da rafting, ottime anche per i sassi di Sassonia, ma lasciamo perdere. In una boulangerie ci riforniamo di due cosiddette ciabatte gustosissime e andiamo a mangiarle nel parco cittadino sotto il ponte dove il Verdon scorre calmo e tranquillo.


E' bello stare a Castellane con il Verdon a portata di mano: prendo nota de Le Petit Auberge in piazza e dell'accogliente Hotel du Commerce. Un caffè al centro, un cambio al bancomat e siamo di nuovo nella gola sulla via del ritorno dove notiamo la roccia sedimentaria a forma di onda in tempesta. Dobbiamo completare la Route des Crêtes lasciata a metà ieri. Saltando i belvedere già visti, scendiamo per ammirare il Passo della Baou, il belvedere Tilleul, quello di Guègue, dell'Imbut fino allo Chalet di La Maline che dovrebbe essere un rifugio del CAF e invece è un vero e proprio albergo. L'ultima parte della strada è a senso unico, è fondamentale percorrerla in senso orario, anche se non c'è nessuna chiara indicazione al riguardo.

Solito bagno in piscina in albergo, relax ed è ora di cena. Quasi ora di cena perchè la brasserie prescelta non apre le cucine prima di un'ora. Non c'è molto da girare per La Palud, ma ci guadagno un bellissimo anello azzurro in gres preso nell'unico Artigianat del paese. Alla fine ceniamo da un'altra parte (Ristorante La Provenza). Stasera in TV c'è il dottor House in francese.

Giovedì 24 luglio 2008

E' l'ultimo giorno al Verdon: prima colazione alle 7,30 e si va con il fresco al Corridoio di Sansone, sotto il Point Sublime. Scendiamo e Indi, fiduciosa in noi oltre ogni limite, riesce a passare sul ponte metallico, inviso ai cani d'ogni razza.


Schiere di ragazzi con muta e giubbotto salvagente e altri con corde da arrampicata scendono con noi. Quelli con la muta prendono la direttissima verso il torrente per fare l'Aqua-Rando (Come recita il depliant. Flotter pour découvrir le canyon du Verdon: de la nage, des sauts et beaucoup d'éclats de rire). Difatti li sentiamo urlare: gioia? emozione? terrore?


Quelli con la corda si imbracano ai piedi di una scalinata in ferro che porta ad una galleria lunga e buia. Ci voleva la torcia, senza non è il caso di proseguire, comunque siamo in una bella e fresca posizione che ci permette di seguire le imprese eroiche dei vari gruppi. Gli arrampicatori scendono verso il Verdon e lo attraversano arrampicandosi come scimmie su una corda aerea che unisce le due rive, mentre sotto passano urlando gli aqua-randomisti. Finito lo spettacolino possiamo risalire, sotto un sole che ora picchia implacabile, facendoci sudare come fontane.

Così, anche se è presto, andiamo al nostro caro ponte di Carajuan che Indi riconosce al volo, precipitandosi verso l'acqua. Le butto un bastone in una zona che ricordavo tranquilla, ma le correnti sono cambiate e Indi si ritrova nell'acqua alta. Per fortuna non c'è il mulinello dell'altro giorno e il cane è salvo. Vabbè, prendiamo un bel pò di sole con i piedi a bagno e poi ci dividiamo in tre una baguette con il prosciutto cotto, godendoci l'ozio.

Non abbiamo altre idee, se non una deviazione sopra il Point Sublime per vedere Rougon, anche se non ne possiamo più di panorami. Poi piscina e cena all'Auberge des Crêtes, alberghetto vecchiotto e accogliente: gamberoni al wisky e un'ottima bistecca, finalmente senza aglio per 30 euro.

Venerdì 25 luglio 2008

Addio Verdon, comincia il viaggio di ritorno carichi di lavande, erbe provenzali, miele, saponette, borse di paglia nella nostra ormai profumatissima auto. L'obiettivo è Barcellonette, l'itinerario è casual, anche il Navigatore dà indicazioni contrastanti. Volevamo passare per Digne, ma ci troviamo a passare per i laghi, seguendo al contrario il corso del Verdon.

Va bene così, il paesaggio è bellissimo e l'ambiente Provenza lascia spazio all'ambiente alpino. Colmars è una cittadina degna di nota, con fortificazioni dell'ormai mitico Vauban. Se non fossimo in viaggio di trasferimento mi fermerei qui. Dopo invece prevale la brutta coreografia delle stazioni di sci: grosse costruzioni e falso rustico. L'ultima suspence ce la riserva la salita al vertiginoso Col d'Allos (2200 m) dove ci sbarra la strada un enigmatico cartello: Route fermée per tutta la stagione (questa), ogni venerdì dalle 8 alle 11 .. e oggi è venerdì. Dopo un attimo di panico realizziamo che sono le 11,15. Andare o no? Altre auto arrivano e si fermano dubbiose, in ognuna c'è gente che si consulta. Quando la prima auto rompe gli indugi e va, la seguiamo tutti. La salita è davvero impegnativa, spesso senza parapetto. Incontriamo anche un trasporto eccezionale che per fortuna ci fa passare. Non so proprio come abbia affrontato gli stretti ed esposti tornanti, probabilmente è ancora là. Alla fine si arriva in cima, dove un ciclista bacia il cartello del passo. Questi luoghi aspri sono molto frequentati dai ciclisti ed esiste anche un premio della montagna per chi fa tutti i passi della zona.


Scendiamo verso Barcellonette e troviamo l'alberghetto Bel Air qualche chilometro dopo, a Jausier dove parte la strada per il Col del la Bonette che pare sia il passo più alto d'Europa. Prendiamo nota di tutti i più .. d'Europa che esistono in Francia. La camera, tutta in legno, è molto piccola, ma c'è una poltrona per Le Toutou, come viene chiamata Indi dall'albergatrice. Le toutou, scambiata spesso per un petit Labradòr, è soddisfatta. Cena a Barcellonette, movimentata da un acquazzone scrosciante (il primo della vacanza) e poi a nanna che domani torniamo in Italia.

Sabato 26 luglio 2008

Non c'è storia, lungo e noioso viaggio Col della Maddalena, Cuneo, Torino, Milano, Trento, Ora con aggravio del traffico sul Brennero. Saluto via sms ai Lolli che lasciano Bellamonte. Accoglienza calorosa di Dodo e Vera e gradevole dopocena con Mauri e Adelaide con la partecipazione straordinaria di Francesco.




17 luglio 2008

Haute Alpes - Provenza parte prima

Gallia divisa est in partes 11 e l'undicesima parte, quella in basso a destra, è la Provenza. Andremo là e precisamente visiteremo le Haute Alpes e le Alpes de Haute Provence.

Giovedì 17 luglio 2008

Si parte da Bellamonte, via Milano, Torino, Colle del Monginevro. Tutta autostrada, anche se la signorina del Navigatore, sempre attenta al risparmio di chilometri, ci fa uscire ad Affi e rientrare a Peschiera del Garda. Come quasi sempre, ha ragione lei. Inseriamo la scheda della Francia poco prima del confine e la gentile signorina, ignorando il trattato di libera circolazione in Europa, si ammutolisce. Rimane solo la sua freccetta nel nulla che punta disperata verso il confine, raggiunto il quale riprende vita. Poi si scende rapidamente verso Briançon dove troviamo facilmente il nostro Auberge de l'Impossible, appena fuori dal centro.


Grazioso, la nostra stanza ha un bel terrazzino fiorito subito sopra l'entrata. L'accoglienza è gradevole anche per Indi. Riposiamo e andiamo a cenare in una brasserie del centro. Ma la parte più interessante è la cittadella fortificata dell'architetto Vauban per il quale Briançon chiede di essere ammessa nel novero dei luoghi patrimonio dell'Umanità. La visiteremo meglio domani.


Venerdì 18 luglio 2008

Si va ad Ailefroide, nel Parc national des Ecrins (la nota di Lorenzo dice boschi, massi di granito, escursioni), seguendo una scorciatoia molto panoramica suggerita dal Navigatore. Ad Ailefroide c'è tutto, persino il coltellino multiuso che ci manca; potevamo fare a meno di portare anche la baguette con il prosciutto! Invece le Info turistiche non danno grandi info: ci consigliano il Pré de Madame Carle, ma la strada è carrozzabile e non viene voglia di farla a piedi. Decidiamo quasi a caso di salire un poco per la Tête du Draye (devo ancora sapere cosa significa, anche se la ribattezziamo Testa del Drago). Si inizia nel bosco tra i massi di granito amati dai blokers e poi si sale decisamente su un sentiero roccioso, fino ad ammirare Ailefroide, il torrente e i blokers dall'alto.


Dopo scendiamo e raggiungiamo in macchina il Pré de Madame Carle, uno stupendo altopiano a 1874 m con nevaio a portata di mano e aria frizzante al punto giusto. Ci circondano alte vette sconosciute di cui cerco i nomi sulla mappa: Pic de Pavéous (3384 m), Pic de Dormillouse (3339 m) a est, Mont Pelvoux con punte fino a 3800 m a ovest.


Nel pomeriggio si ritorna all'Impossible per prepararci all'uscita serale, puntando direttamente alla Cittadella fortificata. Non posso fare a meno di cominciare lo shopping provenzale con sacchetti di lavanda e erbe provenzali, una borsa di paglia (regalo per Donatella?) e una irresistibile Marmotte Siffleuse che ci terrà compagnia per tutta la vacanza. Istruisco Berna sul fatto che la marmotta è siffleuse come le train qui siffle dans la nuit. Fotografie alle fortificazioni e cena con fondue savoiarde al ristorante dei Templari in Place du Temple.


Sabato 19 luglio 2008

Partiamo alla volta di Gap accompagnati dal fischio della Marmotte Siffleuse che viene presto incappucciata e messa a dormire. Gap è una città grande, molto meglio trovare un albergo fuori. L'Hotel Marroniers, sulla strada del Verdon, sembra fare al caso nostro ma ... apre alle 15 e sono solo le 11! Due ragazze ci assicurano che le stanze ci sono e che non c'è problema per i cani. Che fare? Proseguiamo un pò, caso mai torniamo qui. Sulla strada Gap-Sisteron in effetti alberghi, hotel e chambres d'hôte non mancano, ma la risposta è sempre la stessa: Desolée, siamo completi. Sarà perché è sabato o perché domani passa di qui il tour de France? Al quarto o quinto tentativo comincio ad essere nervosa e vittima dell'ansia da mancanza di punti fermi. Non sappiamo se proseguire o tornare indietro, fa caldo e mi viene mal di pancia, insieme al dubbio che non ci siano stanze nemmeno lì ai Marroniers. Intanto telefoniamo a Moustiers Sainte Marie sul Verdon e prenotiamo una camera al buio, all'hotel Le Relais per i prossimi due giorni.

E invece alle 15 ci danno la camera ai Marroni, un pò spartana, con il bagno diviso in due, ma finalmente un tetto sopra la testa. Questo ci consente di affrontare con animo leggero l'uscita serale nel centro storico, con passeggiata nel Parc de la Pépinière e polpo alla provenzale nella piazzetta (Place Jean Marcellin) raccomandata da Lorenzo.


Dulcis in fundo, la signorina del Navigatore sbaglia la strada del ritorno e ci porta su una ferrovia abbandonata, ma oggi è andata così. Domani Verdon!




permalink | inviato da ludus49 il 17/7/2008 alle 12:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


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